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Autore Discussione: Genesi - Bereshit 1,1-...  (Leggi 48 volte)
Sandro_48
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« su: Luglio 24, 2010, 09:32:18 pm »

Incoraggiato da Sorella Sandra inizio la lettura Ebraica della Bibbia Ebraica secondo un commento Ebraico di RASHI, famosissimo esegeta Ebreo del XIII secolo. GENESI si chiama in Ebraico BE-RESHIT, che vuol dire IN-PRINCIPIO
GENESI 1. "IN PRINCIPIO creò Dio il cielo e la terra.
IN PRINCIPIO significa PER AMORE della TORAH OPPURE PER AMORE DI ISRAELE. >Questa interpretazione si fonda sul duplice senso possibile della preposizione BE, che significa sia "in" che "per amore di"
Sandro

Edit: ho eliminato il grassetto
« Ultima modifica: Luglio 25, 2010, 01:42:53 pm di Sandro_48 » Connesso

Benedizione: NUMERI 6,24-27
24 Ti benedica il Signore e ti protegga.
25 Il Signore faccia brillare il suo volto su di te
     e ti sia propizio.
26 Il Signore rivolga su di te il suo volto
     e ti conceda pace.
27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti
e io li benedirò.
sandra
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« Rispondi #1 su: Luglio 24, 2010, 09:41:01 pm »

Bravissimo Sandro....
grazie ai nostri amministratori e alla loro competenza...ovviamente estendibile a tutti gli esperti, si potrà approfondire la conoscenza biblica a tutto vantaggio nostro e di chi entra nel sito.
COMPLIMENTI...

E anch'io inizio a leggere le Scritture con l'ausilio di commenti ebraici che ho trovato su www.torah.it e che senz'altro qualche altro amico mi fornirà.

Sr Sandra
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Sandro_48
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« Rispondi #2 su: Luglio 24, 2010, 10:06:11 pm »

In principio creò
In principio significa "per amore della Torà'h, che è chiamata
"il principio della sua via" (Proverbi 8,22), e,
"per amore di Israele", che è chiamato "la primizia del suo raccolto"
(Geremia 2,3. Il testo si basa sul duplice senso possibile  di
"reshit" = "in principio" e "primizia").

Edit: ho eliminato il grassetto
« Ultima modifica: Luglio 24, 2010, 10:35:32 pm di mErA » Connesso

Benedizione: NUMERI 6,24-27
24 Ti benedica il Signore e ti protegga.
25 Il Signore faccia brillare il suo volto su di te
     e ti sia propizio.
26 Il Signore rivolga su di te il suo volto
     e ti conceda pace.
27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti
e io li benedirò.
romefriend
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« Rispondi #3 su: Luglio 25, 2010, 12:12:16 am »

La khassidùt spiega che in principio, prima di tutto, l'ebreo deve sapere che HaShem ha creato il cielo e la terra: alla base della sua esistenza deve avere la consapevolezza del fatto che ci sia HaShem, Colui che ha creato il mondo e che lo guida sempre. Per questo gli impegni terrestri, in cui è immerso durante il giorno perdono la pressione e diventano cose di poco conto.

Rashì dice che il mondo è stato creato per due (bet -seconda lettera dell'alfabeto) principi:
la Torah e Israèl.
Il Rebbe di Lubavitch, approfondisce questo concetto.
La Torah, inizia con la seconda lettera, la bet, perchè lo studio della Torah deve avvenire solo in una seconda fase, preceduta da una prima fase di seria preparazione, in cui è necessario meditare sulla santità e la grandezza di Colui che ha dato la Torah.
Se non si segue questa successione di priorità, si rischia di studiare la Torah con un approccio sbagliato, considerandola semplicemente un libro di morale o di saggezza.
Solo dopo un percorso di riflessione è possibile passare alla seconda fase, cioè dello studio vero e proprio, allo scopo essenziale di avvicinarci, conoscere ed unirci ad HaShem.
I saggi scrivono che per studiare la Torah, occorre emunà, fede, che infatti inizia con la àlef, la prima lettera dell'alfabeto ebraico.

Ma bisogna capire che emunà non ha nulla a che vedere con il valore di fede inteso come credo o fede per ottenere qualcosa, intesa come un sentimento o come qualcosa di personale, non dimostrabile e che non ha necessità di essere dimostrabile.
L'ebraismo non segue una fede cieca che nasce dall'immaginazione individuale, ma si basa su una conoscenza tra le più chiare e obiettive e può affermare con sicurezza che HaShem può essere provato e conosciuto.
emunà ha più il significato di fedeltà, lealtà, ma può avere anche il significato di fermezza.
A proposito di questo, un nostro amico ha commentato che in Shemot (Esodo) 17-12, a proposito delle braccia di Moshe che resistettero fino al tramonto del sole, è scritto: "Vaieì iadav emunà ad bo hashemesh": "E avvenne che le sue braccia furono ferme fino a quando tramontò il sole" (Secondo Rashì: le braccia vennero rivolte con fede al cielo)
Quindi vi è una corrispondenza stretta tra fede-fedeltà e fermezza

A questo proposito il Rav Chajm Della Rocca, spiega che c'è una differenza fondamentale tra fede e fiducia. "la fede sembra essere un assunto indiscutibile, fisso nel tempo. La fiducia è piuttosto legata ad un rapporto dinamico che prevede un continuo incontro ed una perpetua analisi dei rapporti tra le parti." Chi vuole può leggere il riferimento qui: http://digilander.libero.it/parasha/archivio%2060/6032.htm

beh, ce n'è abbastanza.
Shalom
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Sandro_48
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« Rispondi #4 su: Luglio 25, 2010, 07:42:36 am »

E' interessante quello che scrivi, romefriend, che si corre il rischio di considerare la Torah un libro di Morale se al primo posto non si mette quello che tu chiami HaShem e sapere che lui ha creato il cielo e la terra, per cui tutto il resto che facciamo durante il giorno diventa secondario. Pur senza sapere esplicitamente tutto questo io avvertivo la santità di trovarmi di fronte ad una nuova interpretazione,-seria- della bibbia, che va al di là, di quella interpretazione cristiana liberale che attribuisce ai primi 11 capitoli della bibbia un significato mitologico; mi hanno spiegato infatti che per gli Ebrei NON esiste nessun linguaggio mitologico, per cui apprezzo che prima di cominciare lo studio della Torah si debbano mettere delle basi su quello che si chiama Ha Shem(= il Signore) che al principio creò i cieli e la terra.
"Non è forse la mia parola come fuoco - oracolo del Signore- e come martello che frantuma la roccia?" (Geremia 23,29). Sempre questa immagine profetica torna alla memoria quando si accosta un prodotto della letterarura rabbinica: nella interpretazione della scuola di rabbi
Jishmael, infatti, le schegge o scintille che provoca il martello colpendo la roccia sono i molteplici  sensi che sprizzano da un singolo versetto, da una singola parola, da una singola lettera della
Scrittura, così come nell'interpretazione di Abbaje la frase del salmo
(62,12) "Una cosa ha detto IL Signore: due ne ho udite" esprime lo stesso concetto.
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26 Il Signore rivolga su di te il suo volto
     e ti conceda pace.
27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti
e io li benedirò.
romefriend
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« Rispondi #5 su: Luglio 25, 2010, 10:27:15 am »

Grazie Sandro.
Il riferimento al Salmo 62, "Una cosa ha detto Dio, due ne ho udite" fa anche riferimento alla potenza creatrice di HaShem, che prevalica le nostre capacità di comunicazione. Noi diciamo una cosa con la bocca, e le persone possono udire ciò che diciamo (non conta se poi fraintendono ciò che abbiamo detto).
HaShem ha la capacità creativa di dire una parola, ma noi di udire due concetti distinti, diversi, che si racchiudono nello stesso "detto" e ci rendono più profonda la comprensione di ciò che abbiamo ricevuto.

Ho aperto un argomento in un'altra zona del forum, che credo potrà aiutare a fare i primi passi nella comprensione dell'ebraismo, che suor sandra stava desiderando.

http://www.ritornoallatorah.it/public/forum/index.php?topic=526.0

Vi invito a leggerlo e poi possiamo anche aprire una nuova discussione, oltre a continuare in questa che non è per nulla finita...

shalom
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