La khassidùt spiega che
in principio, prima di tutto, l'ebreo deve sapere che
HaShem ha creato il cielo e la terra: alla base della sua esistenza deve avere la consapevolezza del fatto che ci sia HaShem, Colui che ha creato il mondo e che lo guida sempre. Per questo gli impegni terrestri, in cui è immerso durante il giorno perdono la pressione e diventano cose di poco conto.
Rashì dice che il mondo è stato creato per due (bet -seconda lettera dell'alfabeto) principi:
la Torah e Israèl.
Il Rebbe di Lubavitch, approfondisce questo concetto.
La Torah, inizia con la seconda lettera, la bet, perchè lo studio della Torah deve avvenire solo in una seconda fase, preceduta da una prima fase di seria preparazione, in cui è necessario meditare sulla santità e la grandezza di Colui che ha dato la Torah.
Se non si segue questa successione di priorità, si rischia di studiare la Torah con un approccio sbagliato, considerandola semplicemente un libro di morale o di saggezza.
Solo dopo un percorso di riflessione è possibile passare alla seconda fase, cioè dello studio vero e proprio, allo scopo essenziale di avvicinarci, conoscere ed unirci ad HaShem.
I saggi scrivono che per studiare la Torah, occorre
emunà, fede, che infatti inizia con la
àlef, la prima lettera dell'alfabeto ebraico.
Ma bisogna capire che
emunà non ha nulla a che vedere con il valore di fede inteso come credo o fede per ottenere qualcosa, intesa come un sentimento o come qualcosa di personale, non dimostrabile e che non ha necessità di essere dimostrabile.
L'ebraismo non segue una fede cieca che nasce dall'immaginazione individuale, ma si basa su una conoscenza tra le più chiare e obiettive e può affermare con sicurezza che HaShem può essere provato e conosciuto.
emunà ha più il significato di fedeltà, lealtà, ma può avere anche il significato di fermezza.
A proposito di questo, un nostro amico ha commentato che in Shemot (Esodo) 17-12, a proposito delle braccia di Moshe che resistettero fino al tramonto del sole, è scritto: "Vaieì iadav
emunà ad bo hashemesh": "E avvenne che le sue braccia furono
ferme fino a quando tramontò il sole" (Secondo Rashì: le braccia vennero rivolte con fede al cielo)
Quindi vi è una corrispondenza stretta tra
fede-fedeltà e
fermezzaA questo proposito il Rav Chajm Della Rocca, spiega che c'è una differenza fondamentale tra fede e fiducia. "la fede sembra essere un assunto indiscutibile, fisso nel tempo. La fiducia è piuttosto legata ad un rapporto dinamico che prevede un continuo incontro ed una perpetua analisi dei rapporti tra le parti." Chi vuole può leggere il riferimento qui:
http://digilander.libero.it/parasha/archivio%2060/6032.htmbeh, ce n'è abbastanza.
Shalom